CASE DI PIETRA E FANGO

…territorio, …memoria,…ritorno

inferriata

…perché costruivano una casa in un posto simile?   ….perchè le finestre  sono così piccole? …dove prendevano tutte quelle pietre così squadrate?  Queste e altre sono le domande che mi ponevo quando passavo vicino alle case in pietra che incontravo nel mio vagare sulle  colline della Langa Alta.  Dopo una accurata ricerca in collaborazione con vari esperti  in recupero edilizio e un altrettanto minuzioso lavoro di raccolta di testimonianze di chi queste strutture le “ha vissute” e ne conserva un ricordo a volte carico di odio per le vite grame  trascorse tra quelle mura, a volte colmo di nostalgia di un tempo in cui valori erano ben diversi dagli attuali, sono giunto alla stesura di un itinerario dove si possono incontrare diverse strutture realizzate con la tecnica del muro a secco .

MURO

Per noi “del posto”  se si parla di pietra di Langa ci è tutto chiaro,  ma a chi non la conosce non dice niente, …..per noi invece è territorio , è  racconto, memoriatradizione che ritorna .

Prima di tutto capiamo cosa è, quale è la sua origine a Pietra di Langa è un’arenaria di colore grigio, grigio bruno o rosso in superficie, con tracce di resti vegetali. La sua composizione è principalmente costituita da quarzo a cui si aggiungono frammenti di rocce metamorfiche e piccole quantità di feldspato.

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Per noi è territorio, perché è parte di questa terra, …. dove un tempo c’era il mare ora c’è  “una Terra”. E’ lavorando questa terra che è emersa, la si trovava in “vena” e quando si trovava “era dura, era fatica”; si dissodava un appezzamento e le pietre che venivano alla luce venivano ammucchiate sul bordo del campo per poi essere in parte  utilizzate in loco per la realizzazione di muri di sostegno o per la realizzazione di piccoli fabbricati per il ricovero temporaneo degli animali, in parte portate a casa per “continuare la casa”.

ACER

Questa casa in continua evoluzione non seguiva piani regolatori, seguiva “piani di vita” ; erano i  pezzi di terra che davano sostentamento alla famiglia a determinare la sua collocazione, …… molte volte mi sento chiedere dalle persone che accompagno su questo itinerario….perchè costruivano la casa in un posto del genere? ….era perché intorno c’era l’economia che permetteva di allevare una famiglia! Erano le condizioni climatiche a determinare che le  stanze e le finestre dovevano avere  dimensioni ridotte perché riscaldare era fatica. Era piano di vita decidere che la stalla a volte doveva essere più grande e funzionale delle stanze nelle quali abitare, perché il bestiame era patrimonio, era sostentamento. Forno per il pane , il pozzo per l’acqua e il  pollaio  non mancavano  mai , una vera e propria condizione di autonomia; insieme di pietre che raccontano la vita delle generazioni che ci hanno preceduto.

 Memoria, non beatificazione del …quanto eravamo belli e bravi una volta!. Memoria per noi è capire che se  siamo qui su questo territorio beandoci di avere la fortuna di vivere in un posto vivibile, è perché qualcuno prima di noi ha lottato con ostinazione con questo territorio apparentemente ostile. Percorrendo le strade e i sentieri immersi nei boschi di questo itinerario si comprende la loro  utilità in quanto  erano le vie di collegamento tra le diverse unità abitative sparse sul territorio e l’incontro sull’itinerario di piccole opere idrauliche, quali canali di scolo o pozzi di raccolta acqua, si comprende  che la regimazione delle acque era, ed è,  la condizione essenziale per la “gestione del territorio” in relazione alle  precipitazioni piovose.

La realizzazione dei numerosi muretti a secco testimonia che il contenimento delle scarpate, oltre a permettere il recupero di aree coltivabili, garantiva il mantenimento di quella semplice ma efficace rete viaria che permetteva lo svolgimento delle normali attività quotidiane compreso lo scambio culturale  tra le varie entità  presenti sul territorio…Se oggi ci possiamo muovere in agilità sul territorio è perché qualcuno ci ha permesso di farlo; memoria è gratitudine.

ACER

Tradizione è chi ritorna, ….ritornare è anche solo investire sul territorio. Anche noi del Rifugio La Pavoncella ci includiamo in quel ritorno, nella volontà di voler far rinascere questo angolo di Valle Belbo in Alta LaAnga .  Qualcuno si starà chiedendo quale sia il nostro collegamento con la pietra di Langa; insieme alle altre realtà private che hanno a vario titolo creduto in questo territorio investendo qui , ci piace considerarci una pietra che compone uno dei  muri di sostegno per la conservazione di questo territorio, perché una struttura operativa è sinonimo di presidio, di segnale di vitalità, di volontà di resistere.

 Piccole strutture per il ricovero occasionale del bestiame si alternano a veri e propri nuclei abitativi totalmente indipendenti edificati in siti a volte letteralmente strappati all’impervità del terreno, interessanti muri di sostegno eretti con la tecnica della pietra calzata  a secco per consentire la realizzazione di  terrazzamenti collegati tra di loro da una intricata rete viaria fanno da testimone alla caparbietà del vivere e convivere con territorio ostile ed affascinante allo stesso tempo.

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CASE DI PIETRA E FANGO, un itinerario che vi accompagna in Alta Langa a visitare le case di un tempo, per capire attraverso l’architettura rurale fatta di unità abitative, opere idrauliche, muri di contenimento dei terreni;  la  cultura di una popolazione, per capire il valore del ritorno.

PER INFORMAZIONI DETTAGLIATE SULL’ITINERARIO CONTATTATECI A QUESTO INDIRIZZO info@fuoritraccia.com OPPURE A QUESTO NUMERO TELEFONICO 335 1301912 

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